12/07/2010 • Serie C Dilettanti Girone C • Virtus Udine

La scomparsa della Virtus Udine: parla il patron Di Giorgio

Paolo Di Giorgio, presidente della Virtus Udine che ha rinunciato alla C Dilettanti

«Non mi riconosco - afferma Paolo Di Giorgio - più in questa pallacanestro e nelle conseguenze che ha apportato la nuova normativa in materia di svincolo, applicata a tutto vantaggio della categoria dei procuratori. Essa ha determinato l'impossibilità di una programmazione sportiva pluriennale e ti rende ostaggio dei giocatori, anche quelli ai quali hai fornito un importante apporto per la loro formazione tecnica. Inoltre, nonostante il periodo economicamente non facile, è sempre difficile riuscire a trovare equilibrate forme di collaborazione. I valori sportivi hanno sempre minore importanza e prevalgono le potenzialità economiche (quando accadrà nella formazione dei gironi dei futuri campionati se paragonato ai risultati acquisiti sul campo è clamoroso). Ecco i motivi che mi hanno spinto a rinunciare alla C dilettanti».
Di Giorgio non fa troppi giri di parole, arrivando subito al nocciolo della questione che riguarda da vicino la società udinese nata nel lontano 1960.

«Proseguendo di questo passo - prosegue Di Giorgio -, la maggior parte delle società dovrà rinunciare all'attività seniores. A causa dei costi sempre crescenti. Nel 1992, appena entrato in Virtus, sono partito da zero: c'erano solo Tomasini, Manzano e Cappellini.
Poi ho preso i cartellini dei vari Pezzarino, Cattarossi, Pituello e via via molti altri. Detenendo la proprietà dei cartellini stessi, si poteva programmare il futuro di una società. Ora, il regime dello svincolo ha reso tutto molto più complicato, mettendo sullo stesso piano giocatori veterani che hanno fatto molta gavetta con giovani inesperti. Oggigiorno nessuna società punta sui giovani a lungo termine perché, raggiunti i 21 anni d'età, l'atleta è libero da qualsiasi vincolo.
E' vero che alle società spetta poi il parametro in base alla categoria in cui il giovane andrà a giocare, in C dilettanti sono euro 4.200,00. Ma solo l'80% resta alla società, il rimanente 20% va alla Fip.
Nel passato, con il valore patrimoniale del cartellino del giocatore, le società si potevano garantire forme di autostentamento: il giovane lo costruivi, grazie al lavoro degli allenatori e dei dirigenti che fungevano da padri, e chi lo acquisiva ti riconosceva il giusto valore, decisamente maggiore dell'attuale parametro. Inoltre, le norme federali ti obbligano ad avere under nel roster. Però, questi virgulti, salvo rare eccezioni, non possono essere paragonati ai loro colleghi più anziani benchè il loro tesseramento sia equiparato in termini di costo.
Anche per questo, i giovani d'oggi, con dietro magari i procuratori, si sentono giocatori arrivati senza esserlo ancora (e forse senza riuscire mai a diventarlo); l'obbligo di un numero minimo di under anzichè aiutare la loro maturazione, paradossalmente si è rivelato un boomerang. L'elenco di potenziali buoni giocatori che, ancora impreparati, sono stati gettati allo sbaraglio perchè under per poi essere scaricati una volta diventati senior, sarebbe lunghissimo. Senza dimenticare che queste regole impediscono di capire cosa sia il vero l'attaccamento alla maglia».

«Il rappresentante della Fip - dice in modo sarcastico il patron della Virtus - che ha studiato l'entrata in vigore dei parametri dalla stagione 2006/2007 è stato d'avvero abile; meriterebbe il premio Oscar. Basta fare un semplice calcolo per capire quanti soldi entrino nelle casse della Fip la quale, pur consapevole dell'entità della crisi economica che ha investito il paese, quest'anno ha pensato bene addirittura di aumentare il costo del parametro rispetto allo scorso anno. Per la C dilettanti, nel 2009/2010, era di euro 3.500,00. La Federazione Italiana Giuoco Calcio, non proprio l'ultima delle istituzioni che gestiscono lo sport in Italia, prevede che lo svincolo scatti a 25 anni, non a 21, e la Federcalcio premia, pure economicamente, le società che fanno giocare i giovani. La FIP no».

«Vorrei - continua Di Giorgio - fare qualche paragone numerico per spiegare meglio qual è la situazione dei costi vivi (tasse gare, presenza medica, tesseramenti, affiliazione, parametri, riprese video, ecc; ndr) imposti da Fip e Lega pallacanestro, dalla quale ci eravamo staccati due stagioni fa.
Se quando abbiamo vinto la C2 nel 2003/2004 abbiamo speso euro 7.000,00 circa, l'anno dopo in C1 abbiamo pagato euro 30.000,00 circa e nella prossima avremmo dovuto spendere euro 50.000,00 circa. Rimborsi spese esclusi pur sapendo che taluni giocatori prendono più di un pensionato delle acciaierie Bertoli. Mio figlio diceva sempre: “Non è il basket di una volta”. Aveva proprio ragione».

«Giustamente - Di Giorgio apre una parentesi politica - chi fa solo settore giovanile come Ubc, Cbu e Laipacco i giovani se li tiene stretti fino a quando non si svincolano così poi viene loro accreditato il parametro. E' una politica comprensibile e condivisibile. Queste società operano con intelligenza ma è innegabile che beneficino di rendite di posizione nell'utilizzo del patrimonio delle palestre. Purtroppo la Virtus, negli anni, non è riuscita a modificare tali equilibri e non ha potuto sviluppare una propria attività giovanile per mancanza di adeguati spazi palestra».

«Servono sinergie tra società e tra gruppi dirigenziali capaci - è la strada tracciata da Di Giorgio - per non ottimizzare le poche risorse disponibili e per elevare la qualità del prodotto offerto.
In Friuli, purtroppo, ognuno guarda al proprio orticello senza pensare al bene comune, c'è esasperato campanilismo. Ho tentato invano di unire le forze operative a livello dirigenziale, ma nessuno l'ha preso in considerazione. Credo sia giusto che realtà come Corno di Rosazzo, San Daniele e Codroipo, che hanno un fortissimo legame con il territorio nel quale sono insediate, stiano per conto loro. Invece non capisco l'atteggiamento di chiusura dimostrato da altri».

«Guardo - dichiara Di Giorgio - con attenzione e simpatia alla costituzione della sportiva. Spero he essa riesca ad ottimizzare le eccellenze sportive del territorio senza nel contempo risultare penalizzante per le realtà che, in maniera non meno meritoria, svolgono attività con valenza più marcatamente sociale».

«Ai primi di maggio scorso - Di Giorgio conferma una voce rimbalzata dalla collina - ci sono stati dei contatti con l'amico Zampa e Dario Colosetti per mantenere il diritto di C dilettanti, portando la squadra a Fagagna, e unendo le forse operative. S'è arenato tutto per mancanza di programmi importanti come richiesto dal nostro sponsor Euro&Promos che ha deciso di rimanere al nostro fianco in attesa di eventuali progetti ambiziosi futuri. Dopo aver consolidato la compagine dirigenziale e rafforzato l'assetto organizzativo non mi sento di escludero che ripartiremo, fra qualche anno, acquisendo un diritto. Temo che ce ne saranno non pochi disponibili... Intanto vorremmo iscrivere al campionato under 21 una formazione competitiva che raccolga l'eredità di quelle che l'hanno preceduta in questi ultimi anni e stiamo studiando alcune collaborazioni per costruire un futuro che poggi su basi più solide».

Scesa una lacrimuccia sul suo volto alle 10.06 del 1° luglio scorso dopo aver inviato l'email ufficiale di rinuncia alla Fip, Paolo Di Giorgio intende ringraziare l'intero mondo cestistico da cui resterà lontano, forse, per una stagione visto che da oggi in poi espleterà solamente le pratiche burocratiche del settore giovanile: «Sono molti i chiari di luna federali e la vedo dura per il futuro, ma il basket mi ha dato tantissimo e ho ricevuto molto affetto in questi 18 anni. Ringrazio tutti, faccio i miei auguri e consiglio i miei colleghi dirigenti di non essere “alla mercé” di nessuno».


Massimo Fontanini



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