10/10/2011 • backdoor
Enrico Bartoli, l'esordio in serie A... alla Scala del basket!
Chiamasi in una società “filosofia di gestione”, o usando il costume partenopeo anche “scaramanzia”, o usando il gergo sportivo “lavoriamo in silenzio, lavoriamo meglio”, fatto sta che l’Acegas del nuovo corso ha imbroccato tre successi di fila, cosa che non accadeva da tempo immemore.
Hai voglia a parlare di “torre di Babele” societaria, caos gestionale o malumori….penso che il Presidente Tommasi farebbe carte false per garantirsi questi risultati, anche passando per problematiche di qualsivoglia natura; le vittorie aiutano a rafforzare l’ambiente, appianano i dissapori ma soprattutto creano entusiasmo, quello di cui Trieste necessita da troppo tempo.
La vittoria di Anagni, pur ormai palesando i differenti rapporti di forza con i due gironi del centro-sud (Ferentino e Napoli a parte), ha portato alla luce una squadra di Dalmasson dannatamente quadrata, anche nei suoi complementi. Il sottoscritto per primo aveva, forse improvvidamente, posto alcuni dubbi sulla possibile utilità di giocatori come Mastrangelo e Maganza, per esempio; bene, loro sono stati il manifesto di un’Acegas “operaia” in quel di Anagni, decisivi e ficcanti entrando subito nel match.
Ma allora, tirando le somme, si hanno giocatori di personalità come Carra e Zaccariello, si hanno collanti tutto fare come Ferraro e Moruzzi, si hanno complementi utili come Mastrangelo e Maganza, si hanno giovani di talento come Ruzzier e Scutiero… cosa manca a Trieste per essere una grande?
Probabilmente la chiave di volta sta in prima istanza nel rendimento fisico: la difesa che fino a questo punto ha tenuto le avversarie ad una media di 63 punti a partita, non potrà certamente mantenere questa vigoria per tutte le partite a venire, soprattutto in virtù di un calendario molto fitto di impegni (vedi le tre partite in sette giorni di questa settimana).
Poi ovviamente ci saranno gli esami cinque stelle, gli scontri diretti con compagini di livello, già fra un paio di settimane con la visita di Napoli; attenzione, le controindicazioni scritte in fondo e in piccolo sulla squadra di coach Dalmasson, sono chiare: qualora solo un secondo Moruzzi e soci si sentissero “grandi”, ecco che già la partita casalinga di giovedi contro Pavia (occhio all’ex Maiocco, dopo una partita non brillante, normalmente fa pentole e coperchi!) metterebbe a nudo la presunzione indotta, con conseguenze peggiori dei due punti persi.
Enrico Bartoli, il predestinato, si regala la prima…. alla Scala!
Ci sono momenti che, per tempistica, scenario e svolgimento rimangono come un’istantanea indelebili nella memoria di chi li vive; per un arbitro come Enrico Bartoli, classe ’76, predestinato per una carriera che velocemente ha bruciato le tappe, poteva esserci momento migliore per esordire in serie A alla Scala di Milano (Forum di Assago) con la presenza di un tenore come Danilo Gallinari?
Tutto suona molto romantico, ma poi per suggellare la materializzazione di un sogno, ci vuole la degna conclusione: puntualmente l’arbitraggio è stato impeccabile, gli improperi sporadici di Scariolo o Recalcati possono essere “musica” per l’autorevolezza della fonte ma anche “carezze” alla giacchetta grigia per l’ incidenza minima sul match; il finale, neanche troppo caldo, la sublimazione di un emozione fra 8500 spettatori, e davanti a vips del calibro di Ambrosini, Dan Peterson, Sandro Gamba, ecc.
Ora la strada per Enrico Bartoli segue quella nobilissima tracciata da Guerrino Cerebuch, l’orgoglio di aver bagnato l’esordio con cotanti fuochi d’artificio ma l’onere poi di confermare i meriti guadagnati sul campo!
Raffaele Baldini
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