19/01/2012 • backdoor
Omegna mette i gioielli in staffetta, Trieste ha la coperta corta
Si parlava in sede di presentazione del match come la Paffoni Omegna fosse la squadra capolista anche perche' aveva nel suo roster degli under quasi superiori qualitativamente agli over; ma il concetto e' un altro, la squadra allenata da Di Lorenzo ha diversi attori che possono diventare protagonisti in ogni momento: a memoria mia, Casadei si mette in proprio per incanalare il match sui giusti binari, Raspino a fine primo tempo per far restare i suoi in carreggiata, Bertolazzi e Masciadri nella fase clou finale e Saccaggi nel suggellare la vittoria...puo' bastare per esplicitare il concetto di compagine completa?
L'Acegas invece ha lottato, ha trovato poca linfa dal trio ex Omegna ma un Gandini immenso, ha provato a gettare il cuore oltre l'ostacolo ma alla fine la spia della riserva si e' accesa inesorabilmente, una coperta corta resa ancora piu' corta dalla gestione dei giocatori di coach Dalmasson; con il senno di poi si diventa tutti Ettore Messina, pero' qualche minuto in piu' di un ottimo Maganza (finalmente con il piglio “cattivo” richiesto e incisivo dai primi minuti) e di Mastrangelo (Scutiero ?), avrebbe forse reso i famosi quattro minuti finali perlomeno un esercizio credibile per cercare il sorpasso decisivo.
Veramente... Gandissimo!
Ma che partita ha fatto Luca Gandini?
Solo la sfortuna e' riuscita a fermarlo, quell'infortunio a un paio di minuti dal termine che certamente ha reso piu' semplice il compito agli ospiti. Una partita veramente clamorosa, sia in attacco che in difesa, un senso della posizione e del rimbalzo invidiabili, talmente convincente nello stare sul parquet che il compagno di reparto Maganza sembra averne assorbito gli effluvi positivi. Si, il reparto lunghi Acegas questa volta esce dal campo con la lode, ed e' veramente paradossale come per contraltare tutta la batteria di esterni sia mancata o quasi all'appuntamento, neanche il tris d'assi ex Omegna che questa volta ha dato...due di picche!
I primi passi fulminanti e aiuti latitanti, la saracinesca Acegas questa volta rimane aperta
Il marchio di fabbrica Acegas della difesa saracinesca questa volta sembra aver esibito una versione tarocca contro Omegna, perlomeno in un paio di aspetti, uno ben tamponato da coach Dalmasson in corso d'opera (vedi prime battute, con facili conclusioni senza marcatura da sotto canestro con difensori “stampati” sui blocchi), e l'altro patito a piu' riprese durante la partita: le penetrazioni delle guardie di Omegna.
Ed ecco che noi sentiamo di ribaltare la teoria di coach Dalmasson, cioe' visto che gli esterni Acegas non tenevano l'uno contro uno per una questione proprio di dinamismo differente, allora l'unica scorciatoia poteva essere creare l' “ombrello” in area pitturata, cioe' magari giocare con due lunghi di ruolo pronti ad “aiutare” e a difendere il canestro, visto anche che la serata di Maganza e Gandini volgeva al sereno e che le beneficiate potevano arrivare anche nella meta' campo offensiva (vedi eclatante vittoria a rimbalzo).... comunque sono scelte, non dogmi.
Trieste ha trovato il sesto uomo emotivo: la curva
Come tutte le cose archiviate in soffitta da tempo, basta un motivo per recuperarle, spolverarle e renderle nuovamente (o forse anche di piu') fascinose come un tempo; la purtroppo triste necessita' di dover emigrare al PalaChiarbola ha sortito la classica scintilla per risvegliare passioni sopite fra i curvaroli, di nuovo tornati a gremire i gradoni del mitico impianto cittadino.
Passione, amarcord, spirito di aggregazione e orgoglio cittadino hanno fatto si che una delle figure importanti dello sport, perso da qualche anno per ragioni ben note, ha nuovamente ripreso vigore, colore, trascinando la squadra per tutti i quaranta minuti.
Veramente ora viene da pensare, e' possibile fare di necessita' virtu'?
Qualora Trieste raggiungesse i play off (sia ben chiaro, nulla di scontato), il PalaChiarbola potrebbe diventare veramente un catino molto molto caldo, resta da decidere se “stare scomodi” con il sesto uomo sugli spalti, o giocare nel placido teatro del Palatrieste versione “sala lettura”?
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