L’opinione di Attila Frizzo: mental coach

Le maggiori società sportive  italiane hanno nei loro quadri dirigenziali una figura particolare ma utilissima: il mental coach.

Non si tratta dello psicologo, non si tratta di un qualsiasi coordinatore e non si tratta infine di un dirigente del Consiglio direttivo ma di una persona che ha vissuto ad alti livelli lo sport, che ha acquisito ogni tipo di esperienza e che sa essere amico di ogni giocatore e tecnico.

Nel volley italiano nessuna delle squadre di vertice è priva del mental coach.

Alla Pallacanestro Trieste è sicuramente mancata la figura che abbiamo illustrato, diversamente non si sarebbe visto lo scempio del basket che in gara tre al Palarubini Nelson and company hanno sciorinato.

Gara quattro ha mostrato che i cestisti biancorossi sicuamente, nel complesso, valevano molto di più di quanto nel confronto precedente con Tortona avevano fatto.

Abbiamo sempre ritenuto che mantenendo la forma fisica e l’equilibrio psichico in possesso dei ragazzi di Dalmasson a fine campionato non li avrebbe qualificati secondi a nessuno.

Purtroppo la concentrazione di fine regular season è sparita sia in gara uno che in gara tre dei play off.

Ha sorpreso non poco il fatto che a rendere meno siano stati i più esperti e . . .  meno giovani, ma come dicono i protagonisti della NBA i giocatori di basket non sono macchine ma uomini.

Pur nel più che entusiasmante organizzato tifo del Palarubini ancor di più il defilèe dei moltissimi ex dirigenti, ex giocatori, amministratori pubblici e ospiti di ogni genere è stato evidente che l’obiettivo 6mila spettatori era lontanissimo da venire raggiunto, infatti 4680 paganti per gara tre, 4060 per gara quattro.

I dirigenti, di vecchia militanza e di recentissimo arrivo nonché gli amabili ed entusiasti signori del gruppo Trieste entra in campo devono  tenere presente questo dato che in assoluto è un successo ma che ha mostrato di decrescere.

Che la meravigliosa avventura del campionato di serie A2 si sia conclusa con la partecipazione agli ottavi di finale dei play off può anche essere il massimo di quanto si poteva fare, ma nell’anno di grazia 2016 il club biancorosso ha avuto una infinità di opportunità, aiuti, assistenze e contributi. E’ noto a tutti che la cacciata, o come si dice in gergo il taglio di Zahariev, non ha avuto conseguenze legali o diatribiche anche se il suo sostituto nonché equivalente di ruolo abbia prodotto più di quanto il bulgaro ha dato.

Le fortune della maggiore società cestistica regionale annoverano il reperimento del main sponsor e l’incarico avuto dal Comune di Trieste, senza nessuna gara di appalto, per gestire il Palarubini al prezzo di 1500 Euro annuali! Perdipiù la convenzione firmata con l’Amministrazione comunale stabilisce che alla società di Mario Ghiacci per nove anni verranno corrisposte migliaia e migliaia di euro per la gestione del meraviglioso palasport voluto e realizzato dall’ex sindaco Riccardo Illy pro domo città di Trieste.

Non sono stati resi noti i programmi che il nuovo gestore del Palarubini ha in mente, se esiste un programma se si entrerà nel mondo dei concerti, delle esposizioni, delle manifestazioni culturali o . . . della sagra della sardella.

Si vedrà in seguito se si continuerà con i soliti minimalismi che vogliono: giochiamo per salvarci e la situazione finanziaria non è delle migliori, come purtropo è abitudinale. Vedremo come il futuro prossimo verrà presentato.

Attila Frizzo