Nessun dorma…game 7 Warriors-Cavs di Raffaele Baldini

Sarà l’effetto Donald Trump, ma ho l’impressione che l’NBA stia con gli anni cedendo a una cura di lifting piuttosto pericolosa. Nella patria del Wrestling, inconcepibile finzione mascherata da disciplina sportiva, si ha la forte sensazione che Adam Silver e i vertici si siano adoperati per “veicolare” la sfida ad un’epica gara 7; dalla squalifica di Drymond Green sino ad arbitraggi perlomeno “permissivi” (a favore della maggiore fisicità dei Cavs).

Tant’è che stiamo godendo tutti. L’attesa per l’ultimo e decisivo atto conserva il pathos per cui uno sacrifica l’inizio settimana lavorativo, arretrando le lancette dell’orologio biologico per tornare adolescenti, immergendosi in questo viaggio senza ritorno, da seguire in apnea (e con gli aghi infilati negli occhi per star svegli). Chi vincerà?

Non farò come tutti, mi espongo al pubblico ludibrio del giorno dopo mettendo il mio cent virtuale sulla vittoria degli Warriors. Perché? Perché la “home sweet home” ha sempre un significato forte nelle partite decisive; nel basket un’arena assordante condiziona giocatori ed arbitri. Attenzione, non sto dicendo che Curry e soci possano mettere in preventivo fischi a proprio favore, sto dicendo che il metro sarà senz’altro più vicino alla fiscalità che al permissivismo. Poi c’è anche la logica dei grandi numeri: LeBron James e Kyrie Irving hanno confezionato prestazioni “monstre”, aggiungerne un’ultima, a gara 7, vorrebbe dire scrivere nuove pagine di storia, decretando forse la prestazione di coppia del secolo. Per contro, la strategia vincente di Cleveland, cioè quella di raddoppiare sistematicamente gli “splash-brothers” potrebbe sortire l’effetto boomerang delle prime due gare, con Barnes, Barbosa e Livingston a massacrare il canestro Cavs.

Lo so, ho già capito dove andate a parare per suffragare la tesi contraria: i Golden State sono totalmente entrati in una spirale psicologica vicina alla crisi di nervi; hanno un autostima sotto i tacchi, sono nervosi (vedi espulsione di Curry) e mancano di un centro credibile (vedi assenza di Bogut) per difendere l’area. Dal punto di vista mentale, i Cavs sono strafavoriti, con l’aggiunta di un risultato storico alla portata da scolpire nella storia NBA.

Tendo a considerare secondario l’aspetto tattico (anche se in questo caso vedo Kerr più “pronto “di Lue), conterà molto l’inerzia, comandare da subito la gara. Con i fari puntati sui fuoriclasse di ambo le formazioni, occhio alle variabili impazzite…potrebbero sbilanciare i 48 minuti del confronto.

Buon divertimento nottambuli malati di pallacanestro!

Raffaele Baldini (www.cinquealto.com)