Poco basket, quanto basta: un “brutto” Team USA conquista la finale

Micidiale Klay Thompson, autore di 22 punti finali, ma anche Jordan è stato prezioso sotto canestro, con 16 rimbalzi e 4 stoppate.

Il sogno olimpico spagnolo incontra il primo, difficilissimo ostacolo: un Team USA ancora imbattuto, voglioso di spazzare via ogni avversario che si parerà loro innanzi in questa scalata verso la medaglia d’oro.

Quintetto USA: Irving, Durant, Anthony, Thompson, Jordan
Quintetto Spagna: Rubio, Llull, Fernandez, Mirotic, Gasol

Primo Quarto
Pau Gasol – nonostante un problema al polpaccio – è coraggiosamente in campo, ma gli Stati Uniti partono con il ritmo giusto e a metà quarto sono già a +7 (16-9), sfruttando la supremazia fisica a rimbalzo che solo l’Australia aveva saputo contenere. Il nuovo centro degli Spurs sembra essere l’unico punto di riferimento della nazionale di Scariolo, che non trova buoni mismatch con Mirotic e che fa tanta fatica in termini di costruzione del gioco offensivo. Prima frazione “gestita” comodamente dai nordamericani, in vantaggio 26-17.

Secondo Quarto
L’approccio degli uomini di Scariolo non è dei più sensati: recuperare un gap di dieci lunghezze (30-20) forzando triple a ripetizione non è la filosofia di gioco giusta e il rischio  di demoralizzarsi prima del dovuto è dietro l’angolo. Hernangomez – spesso sfiduciato ed evanescente nelle precedenti partite – entra e incide: finalmente i meccanismi d’attacco propiziano il parziale di 13-7 Spagna, che “respira” tornando a -3 (33-30); proprio quando la sfida si sta intensificando e sta mostrando il suo volto esteticamente più bello, gli arbitri comminano il quinto (forse esagerato?) fallo tecnico totale: non necessario. Gli sforzi spagnoli meriterebbero un riconoscimento ma questo Team USA sta imparando ad essere molto cinico (se Thompson ha mezzo centimetro di spazio, questo si traduce in una tripla assicurata): si va all’intervallo sul risultato di 45-39 per i gladiatori di Coach Krzyzewski.

Terzo Quarto
Jordan semina terrore sotto canestro e anche un veterano come Reyes preferisce scaricare fuori piuttosto di cercare un layup in avvicinamento: Gasol si immola come solo un leader  sa fare ma non può – da solo – tenere in vita la Spagna, ancora sotto di 7 lunghezze (50-43). Il Team USA non offre al pubblico di Rio una pallacanestro stellare, ma punisce con regolarità le ingenuità avversarie, risparmiando le forze potendo permettersi di competere giocando col “freno tirato”: una bomba di tanto in tanto o un rimbalzo d’attacco di Jordan sono sufficienti per mantenere saldo un vantaggio di circa 9-10 punti. La terza frazione, infatti, termina sul 66-57 per Lowry e compagni.

Quarto Quarto
Col morale a terra, il quintetto iberico sembra già entrare in modalità “garbage time”, ma l’altalenante “umore” offensivo degli statunitensi tiene Navarro e i suoi in partita: 75-65 a 4.51 dalla sirena conclusiva. La Spagna doveva fare la partita “perfetta” ma così non è stato: dall’altra parte, una brutta nazionale (che solo a tratti gioca a “pallacanestro”) conquista la finale per la gioia dei bookmaker. Niente di nuovo sotto il sole di Rio, dunque: il tabellone segna 82-76 per il Team USA.


SPAGNA – USA   76 – 82

Spagna: Gasol P. 23, Fernandez 9, Rodriguez 11, Navarro 9, Calderon ne, Reyes 3, Claver 5, Hernangomez 4, Abrines ne, Llull 5, Mirotic 7, Rubio. All. Scariolo
USA: Butler, Durant 14, Jordan 9, Lowry 9, Barnes ne, Derozan ne, Irving 13, Thompson 22, Cousins 2, George 6, Green, Anthony 7. All. Krzyzewski

Parziali: 17-26; 39-45; 57-66

Rajone