Il Pagellone di Oscar Eleni

Fonte: Indiscreto.info

Il Pagellone di Oscar Eleni torna a graffiare…

10 A Jack GALANDA, direttore editoriale del mensile BM diretto da Mario Arceri, per la dolcezza con cui ha cercato di accompagnare fuori dall’arena il suo grande compagno Basile, sperando che l’uomo dei tiri ignoranti vada avanti ancora un po’, la riva Meneghin è ancora lontana, perché avremo sempre bisogno di uomini come il ragazzo di Ruvo che non voleva più alzarsi all’alba per lavorare nei campi. Magari potesse parlare lui ai futuri azzurri di Messina, anche se tutti pensano che potrebbero essere di Sacripanti.

9 Al PIANIGIANI di Gerusalemme, euforico per la doppia vittoria della Lupa nel Palio, per come si è ripresentato al mondo basket italiano parlando con Oriani e Barocci su Gazzetta e Corsport. Dice bene presentando come stanno certe cose nel mondo intorno a noi. Ha il diritto, direbbe Agnelli, di considerare incancellabili le vittorie sul campo della sua Siena, un po’ come fanno ancora gli juventini, ma dovrebbe anche liberarsi del rospo azzurro. I fatti hanno dimostrato che il difetto non stava nel manico, ma nella lega con cui sono stati fatti soldatini della Nazionale.

8 A ROMEO SACCHETTI che fra qualche giorno ci presenterà il libro sulla sua vita di grande giocatore ed eccellente allenatore: ”Il mio basket è di chi lo gioca” (editore ADD), Vorremmo tanto che Brindisi potesse ritrovare quello che ha lasciato a Sassari.

7 Alla BRAGAGLIO, presidentessa della Brescia neopromossa grazie anche al colpo Moss, scelta come dirigente dell’anno dal mondo della A2 che anche quest’anno sembra muoversi meglio dei padroni del giochino al piano di sopra. Sarà davvero il campionato degli italiani a cui molti si appassionano più che alla giostra dei vari saraceni in A1.

6 A BOLOGNA e ROMA che non sono più nel grande giro, ma ci ripropongono la magia delle stracittadine, un ponte per arrivare in terre consacrate dove un tempo erano campioni. Forse, vista le preghiere del nuovo direttore generale della Lega per avere basket forte in grandi città, servirebbe una seconda squadra pure a Milano, dove si sognava lo zio d’America poi sparito, dove ancora si spera nella vena cestistica del Thohir in distacco dall’Inter.

5 A BASKET MAGAZINE, quindi anche a Galanda, perché la cadenza mensile, in questo cartaceo dove il basket ha sempre meno spazio, ci lascia insoddisfatti, costretti a lunghe attese, sapendo che è difficilissimo stare dietro a tutto. Possibile che non ci siano sostenitori per riavere un settimanale come ai tempi di Giordani? Certo Giordani non c’è più, ma certe passioni esistono ancora.

4 Al MELLI che dopo un eccellente preolimpico si è ripresentato in Italia vincendo il premio MVP al torneo di Trento vinto dal suo Bamberg contro Milano. Sembra che voglia ricordarci, ancora una volta, che ha lasciato questo basket perché non sappiamo davvero valutare il nostro patrimonio. Visto che temiamo abbia pure ragione, ecco perché si merita un voto basso. Fa venire i rimorsi. Speriamo non soltanto a noi.

3 Alle TELEVISIONI
che posseggono il basket e vorrebbero anche possedere il mondo che lo organizza. Questo legame alla partita delle 20.45 sa di rancido, un po’ come l’inizio delle gare alle 18.15 per il campionato. Un dialogo fra sordi. E la Lega insiste a dire che cerca visibilità.

2 A Kobe BRYANT se davvero dovesse ascoltare l’invito dell’americano che ha intenzione di riportare al vertice il calcio a Reggio Emilia dove già fa benissimo il Sassuolo di Squinzi. Non voleva aiutare il basket italiano? Allora investa nella squadra di Menetti e Dalla Salda, oppure cerchi qualcosa a Roma, magari con idee un po’ diverse da quelle che non fecero mai decollare la Milano del suo babbo…

1 Agli ARBITRI ITALIANI, bistrattati dalla Fiba, se impediranno a Stefano Tedeschi, presidente del comitato regionale emiliano, il dirigente emergente che sembra in perfetta sintonia con Petrucci, da cui ha avuto il mandato come commissario straordinario del CIA, di fare il lavoro di ricostruzione della “strana famiglia” a cui tutti vogliono bene. Magari soltanto prima delle partite.

0 A Danilo GALLINARI e all’ex cinno BELINELLI perché le loro confessioni dopo il flop torinese ci fanno ancora più male. Dicono verità che erano intuibili e Messina dovrebbe chiedere a chi lo ha consigliato, aiutato, perché certi segnali sono arrivati quando era obbligatorio dire che Azzurra era squadra e tutti i ragazzi erano d’oro. Patinati d’oro, ma chi lo ammette.