
Livio Proli, “timing” sbagliato?
Il “timing” nella pallacanestro è uno di quegli aspetti decisivi per rendere fluido e incisivo l’attacco di una squadra. Un allenatore ricercherà durante tutta una stagione il nirvana, affinando ogni singolo movimento, riducendo i tempi superflui di una giocata o di un movimento.
La sensazione è che Livio Proli con la decisione clamorosa di declassare Alessandro Gentile, affidando la “fascia” di capitano dell’Olimpia Milano ad Andrea Cinciarini, abbia ritardato la giocata d’attacco, agevolando “la difesa” (i critici). Attenzione, non si faccia l’errore di guardare il dito quando c’è tutto un mondo dietro; la completa visione d’insieme porterebbe comunque a giudicare l’intervento del Presidente come un severo insegnamento verso il pupillo Alessandro, la rottura virtuale di quella campana di vetro che ha sempre protetto il giovane di Maddaloni.
La sintesi è: adesso puoi camminare da solo, ma devi dimostrare di farlo senza la pletora di “guardie del corpo” a fianco.
Ma torniamo alla tempistica: Livio Proli, in tutte le uscite pubbliche, non ha mai perso di vista il “timing” comunicativo, anche nei momenti più complessi societari, anche andando contro una tifoseria che, per indole cromosomica, tende a preferire gli addetti ai lavori…istintivi e passionali. Equilibrato, circostanziato, coerente con scelte fatte, una fra tutte quelle di porre Alessandro Gentile come simbolo del nuovo corso Olimpia Milano. E, giusto per chiarezza, il figlio di Nando non è mai venuto meno al senso di appartenenza verso una maglia gloriosa, sacrificando fisico e…faccia. Potrà essere poco simpatico ma non indifferente, alcune scelte fatte in questi anni non sono solo strategie d’investimento per la sua figura di giocatore, ma anche volontà precise di diventare un uomo da ricordare nella storia del club, come lo sono stati i vari D’Antoni, Meneghin, Pittis, ecc.
Esautorare Gentile alla vigilia della Supercoppa, alla vigilia di un campionato e di una ancor più importante Eurolega, è mossa tutta da interpretare. Per tanti motivi, il primo fra tutti perché Alessandro non ama il limbo, levare il senso di responsabilità è stemperare il suo “sacro fuoco”, farlo poi alla fine di un percorso, ancora più complesso da digerire. Paradossale anche che il nuovo capitano, in mancanza di veri e propri uomini-simbolo (perché no Cerella?), sia diventato l’ex bandiera…di Reggio Emilia. Si, la distonia è evidente, la forzatura ha tinte così forti da dover per forza celare qualche significato di altro tipo. C’è forse in ballo una partenza possibile durante l’anno?
Lo scopriremo, intanto quello che è certo che Ale Gentile ora è un uomo solo; la protezione della società che fungeva da deterrente per spiriti caldi da spogliatoio, ora verrà meno. La benevolentiae dei tifosi (con qualche cedimento qua e là) potrebbe subire un brusco cambio di rotta, e la gestione di Repesa molto meno “vincolata”.
Allora si chiude il cerchio: se Alessandro Gentile passa indenne questa stagione, è un uomo vero, sarà probabilmente un fuoriclasse completo.
Raffaele Baldini (www.cinquealto.com)






























