Semplicità del caso Gentile di Oscar Eleni

Fonte: www.indiscreto.info a cura di Oscar Eleni

Oscar Eleni dal Teatro della Luna, davanti al Forum di Assago, per ascoltare una musica diversa da quella di cui vi riferiremo domani, nella seconda parte del nostro sfogo settimanale perché adesso stiamo nascosti cercando l’origine della puzza che senti sempre in questo angolo di mondo lasciato alla cattiva coscienza dei posteggiatori che pretendono, in proporzione al concetto qualità prezzo, più delle biglietterie per uno spettacolo. Al Forum presentano il campionato e sull’invito c’è un‘offerta che inquieta: ‘Tutto un altro sport’. Ne parleremo, solidarizzando con gli allenatori della finale di Supercoppa costretti a camminare su un sentiero battuto anche da arbitri permalosi, messi in condizione di non poter fare un minuto di sospensione decente per colpa dei cartelloni pubblicitari impossibili da spostare. Sarà questo lo sport diverso?

Ma torniamo al presente. Emporio dominante. Nella maniera giusta. Si sapeva, qualcuno degli avversari lo temeva. Sarà così tutto l’anno. Repesa ha costruito con la società una squadra che ha bisogno di tutti e non dipende da nessuno. Un passo avanti. Il passo giusto. Forse per l’Europa è ancora scoperta al centro, ma se l’atteggiamento del gruppo è di dedizione assoluta, se Zoran Dragic diventa anche il miglior rimbalzista, se Simon non la mena a tutti con la stagione senza riposo (campionato, preolimpico, ahinoi lui era nella Croazia, Olimpiadi), se Hickman fa volentieri la chioccia per Cinciarini eKalnietis, se ci sarà questo spirito fino alla fine allora anche l’Eurolega potrebbe diventare territorio per un sano divertimento, ma re Giorgio dovrebbe essere cauto se dice che il caso Gentile (ma quale caso?), poteva essere gestito meglio (da chi? Giocatore, agente, presidente?) allora possiamo dire che quando chiede alla squadra scudetto e Champions forse ha visto ancora poco basket internazionale, anche se i sogni sono sempre patrimonio dei grandi artisti.

Il pericolo, come dice la pubblicità dedicata a quelli con problemi d’udito, è di sentire senza capire le parole. Ci capita ascoltando Petrucci quando giustifica il calabraghe verso Baumann, temendo per Roma 2024 che i nemici veri li aveva in casa, e si morde la coda chiedendo spazio agli italiani sapendo di aver negato a Trento e Reggio Emilia, le società che più investono sul prodotto locale, l’esperienza nelle coppe europee che fa tanto bene ai giocatori, alle stesse società. Non capiamo questo messaggio per ‘Tutto un altro sport’ del volonteroso Bianchi e di Zurleni pur sentendo un brusio che ricalca quello degli altri che li hanno preceduti. O li lasciano comandare e allora vedremo, oppure sarà tutto un tiro al piccione perché se parli di rifondazione partendo dagli impianti sai di essere già perdente. E sì. Persino Brugnaro, sindaco di Venezia e padrone della Reyer, per avere un palasport decente è alla ricerca dei baiocchi fra i privati. Quando restituiranno il Pala Bigi alla Grissin Bon troveremo qualche posto in più, ma sempre soffocando sotto un tetto troppo basso.

Stabilita l’impossibilità di capire tutti restiamo nell’attualità. Emporio Armani padrone di tutto, forte abbastanza per non accorgersi che può lasciare a sedere o addirittura in tribuna giocatori che sarebbero nel quintetto base in quasi tutte le avversarie per il prossimo campionato. Certo è triste vedere Abass agli angoli, Fontecchio in campo due minuti, ma si fidino del Gelsomino Repesa: non sprecheranno la loro stagione. Con squadre fatte così si impara di più in allenamenti duri che in certe partite. Emporio verniciato di nuovo da quando il presidente ha detto alle turbe e agli orbi che “Ama Alessandro Gentile, ma ama di più l’Olimpia”. Se non avesse parlato di azienda, ma soltanto di società, sarebbe stato perfetto. Certo doveva farlo anni fa. Dirigenti sportivi, navigatori nel grande sport non si diventa per caso. Gavetta. Lacrime, qualche sorriso, molti errori fra tante cose giuste. Fosse questo il pensiero dominante non avremmo i soliti parassiti di corte, ci sarebbe cordialità anche nel dissenso. Insomma educazione. Sportiva certo, ma non solo.

Nella fiesta per la Supercoppa, trofeo enorme, esagerato per il valore della manifestazione che apre l’anno agonistico, peccato che la targa MVP resti sempre quella del mercato rionale, balletto fra vedove allegre dopo la decisione societaria di togliere ad Alessandro Gentile i gradi di capitano per passarli al suo compagno di stanza Cinciarini che, giustamente, gli ha chiesto permesso, come si era abituato a fare appena arrivato a Milano o anche in nazionale. Sono amici. Sembrano capirsi. Lo faranno anche questa volta. Lo affermano in tanti girando intorno a concetti come intelligenza, sensibilità. Un ballo dell’ipocrisia che ci ha divertito, anche se non siamo rimasti stupiti quando Davide Pessina ha confessato di non ricordare tutti i nomi dei capitani delle squadre dove ha giocato. E no, come diceva il soldato di Mediterraneo alla prostituta Vassilissa che giurava di non ricordare tutte le facce degli uomini frequentati:”No, di me ti ricorderai, perché io ti amo”. Ecco il concetto.

Ora nella scelta del presidente è intervenuto anche il proprietario. Qualcuno ha visto una crepa, altri hanno pensato che non fosse d’accordo, ma quante volte hanno frainteso. Se anche dopo gli anni senza vittorie il capitano della nave basket è rimasto lo stesso ci sarà un motivo. In questo caso difficile non capire, a meno di non essere ipocriti spaventati. Il caso, come dicevano a Norimberga, è semplice: il capitano scelto giovanissimo decide di chiamarsi fuori dalla squadra appena conquistato l’ultimo scudetto. Una mossa da scuola Raiola, anche se gli amministrati dal più famoso degli agenti nel calcio mondiale, di solito, si facevano venire il mal di pancia a metà stagione, tanto per dare il tempo alla società di valutare fra perdita e rinnovo. Gentile e la sua “vera squadra” avevano deciso di cercare altrove la gloria e la fortuna, convinti di aver dato tutto: Houston poteva essere un approdo, era arrivato D’Antoni come allenatore. Non è iniziato neppure il dialogo. Poi c’era la grande Europa, quella che non aveva potuto frequentare con una Nazionale fatta fuori troppe volte, certo per colpa degli altri, diranno nel coro, ma insomma era così. Vuoi che ad Istanbul, Barcellona, Madrid, Atene, non abbiano bisogno di uno come MegaAlexandros?

Ostacoli tecnici? Relativi. Ostacoli economici? Be’, non tutti, al momento vanno vicino al milione e mezzo di euro per un buon giocatore. Insomma, l’asta non ha funzionato. Milano, intanto, costruiva la squadra, rassegnata alla perdita, o comunque preparata al divorzio. Una tristezza per chi aveva concesso tutto al giocatore scelto come simbolo. Squadre rivoluzionate troppo spesso, allenatori accompagnati alla porta con le buone come Scariolo, con le cattive per il povero Luca Banchi. Insomma stati d’animo differenti e qui non capiamo davvero perché la vittima debba essere proprio il Matamoros figlio di Nando. I sofisti del lago ipocriton hanno squittito dicendo che i tempi erano sbagliati. Ma sanno che era deciso da quella sera quando bevendo nella coppa scudetto ha detto che se ne andava. Restare perché non hai trovato di meglio non può essere da strategie Armani, un mondo dove tutti vorrebbero entrare, non andarsene. Non ci sono discussioni sulla vicenda. Come ha detto Gamba, il sciur Gamba, ex capitano dell’Olimpia più vera, la scelta è stata da società forte, importante. Ora vedremo come si svilupperà la stagione. Chiedono al campione di passare dalla fase prodigio a quella di uomo per ogni stagione della partita e della vita. Lui, inquietandoci ancora una volta, ci ha detto attraverso i microfoni di Sky che “tirerà dritto, cercando di migliorare”. Bene la seconda parte, sulla prima cosa si intende per tirare dritto? Ah saperlo.

Sapendo che non esiste un Dio nella guerra, come dice il Papa, ma soltanto per la pace avventuriamoci su questo sentiero dopo aver ragionato, senza cantare troppo, sul Memorial Gigi e Paola Porelli trasferito da Bologna a Castel San Pietro Terme. Da piangerci sopra e forse lo hanno fatto anche quelli costretti all’esilio. Per una Bologna insensibile eccoci a quella che ci piace di più: il sindaco ha quasi deciso che nel Pala Dozza rinnovato ci sarà uno spazio per il museo del basket. Ora la Federazione, chi ci crede dal primo giorno come Gamba, potrebbe far sapere al Sindaco che anche la Casa della Gloria meriterebbe di essere ospitata nel Madison di piazza Azzarita.