Mattia Ribotis, “orgoglio tarcentino” in Nazionale

Il giovane classe 2002 sarà al raduno di Roseto degli Abruzzi, dal 9 al 12 marzo.

A conferma che il Friuli Venezia Giulia si profila come regione sempre molto fruttifera, dal punto di vista cestistico, è arrivata una bella notizia per la pallacanestro “nostrana”: Mattia Ribotis, atleta classe 2002 del Tarcento Basket, è stato chiamato al raduno della Nazionale Nord che si terrà a Roseto degli Abruzzi, dal 9 al 12 marzo 2017. Una grande soddisfazione per tutto l’entourage biancoverde, capeggiato dal presidente Tesini che non ha mancato di far pervenire una nota scritta di suo pugno, di cui riportiamo qui uno stralcio.
IL DONO DI MATTIA

Rientro alle 19.00 di corsa da San Daniele. Sono inferocito, perché ho assistito ad una partita indecente di Under 13 che – va riconosciuto – aveva di fronte la squadra non per niente chiamata Bull Dogs, però c’è un limite a tutto e i nostri stavolta lo hanno ampiamente di nuovo valicato. Ma lasciamo perdere, di loro parleremo in altra occasione.

Raggiungo in palestra – dove sono atteso – i volontari Under 15 e Under 16 Elite che, assistiti dai coach Bettarini e Di Doi, si allenano agli individuali. Quando sono in palestra le telefonate mi infastidiscono e – se posso – non rispondo, non dipende da chi mi chiama, sono io fatto male e fastidioso, non riesco a parlare nel frastuono e nel rimbombo della palestra con 12 giocatori che palleggiano.

Stavolta mi chiama il Presidente regionale FIP Giovanni Adami. Devo rispondere. Molto cortesemente mi conferma i rumors: per la prima volta un giovane di Tarcento è convocato nella selezione nazionale giovanile Under e parteciperà al ritiro di Roseto dal 9 al 12 marzo. Il giovane è Mattia Ribotis. Ovviamente è in palestra per il terzo allenamento della giornata. Lo chiamo e lo passo ad Adami, così può ringraziarlo di persona.
MATTIA

Nome composto dall’ebraico Mathat “dono” e Yah “Dio”: dono di Dio. Mattia fu anche il discepolo chiamato a sostituire Giuda Iscariota, il traditore. Ma il nostro Mattia non tradisce mai e dona sempre. Ora è giusto che sia lui a parlare, subito dopo la telefonata ci appartiamo per una chiacchierata.

Mattia, come e perché ti sei avvicinato al basket?
“Sono un ex calciatore, pentito e convertito. Un caro amico di scuola, già minibasket a Tarcento, mi ha rapito dal calcio di Nimis. Sono venuto con lui e mi hanno subito colpito le differenze tra i due sport: all’aperto il calcio, in palestra il basket. Ma la differenza sostanziale è data dalla continuità e dall’energia: nel calcio il ruolo è fisso, nel basket il giocatore – chiunque – gioca tutta l’azione, deve attaccare e difendere.

Vedendolo – comprensibilmente molto gratificato dalla convocazione in nazionale – gli chiedo quali siano secondo lui i suoi punti di forza, se più il fisico o qualche aspetto tecnico, talentuoso. Con l’onestà che sempre lo distingue, riconosce che l’altezza e la tonicità fisica spesso gli danno una marcia in più, ma aggiunge di avere un buon palleggio. Inevitabile a questo punto chiedergli come vive il ruolo di pivot. Non nasconde che un po’ lo soffre, ammette che è ineludibile, oggettivo, privo di alternative in un roster normale, ma aggiunge che la preferenza andrebbe al tiro dalla media distanza.

La mia perfidia mi porta ad interrogarlo sui rimbalzi. Gli chiedo perché, a volte, invece di prendere la palla a due mani, afferarla e tenerla stretta per poi girarla al compagno meglio piazzato o andare a canestro, la pataffi – come mi piace dire – cioè le dia una sberla con il rischio molto frequente di un involontario passaggio agli avversari.

Disarmante la candida trasparenza di Mattia: ”Essendo alto – confessa – non mi viene spontaneo saltare anche se salto bene, mi accontento di alzare le braccia, però me ne rendo conto e provvederò alle correzioni.“

E’ il momento di allargare la conversazione ai temi più sentimentali e personali. Domanda classica: il ricordo più bello e quello più brutto. Mattia non ci pensa su un istante.
“Il più bello è il campionato dello scorso anno, una cavalcata di successi consecutivi in un clima inebriante, contaminato dalla vicinanza con gli amici altrettanto e ancor più inebriati della C Gold. Il più brutto, alcune liti di spogliatoio, peraltro durate la frazione di un secondo, perché appena usciti tutto viene dimenticato. Le liti, le rivalità personali, a volte causate da un gioco troppo a ‘ndo cojo cojo, come mi piace chiamare il gioco da assenza di fondamentali.

Mattia intuisce dove voglio arrivare e mi viene incontro.
“Ricordo – dice – con piacere l’anno con Branko Vucic, perché dopo il periodo più ludico che altro con Sara Fantini abbiamo iniziato a praticare il basket per quello che è …: uno sport, divertente, ma non un gioco. Uno sport, appunto. Riconosco che i fondamentali spesso ci mancano. “
Però, correggo, il talentuoso Niky (Nickolas Clemente), a fondamentali è quello messo meglio, ed è un discepolo di Sara e Alessio e con Branko proprio non si capiva. Nicky – taglia corto Mattia – i fondamentali se li è costruiti da solo, giocando in media 4 ore al giorno in campetto a Nimis, d’estate e di inverno, con il buono e il cattivo tempo “ Un caso ammirevole e quasi commovente di self made player. Naturalmente confermo. E qui si chiude la chiacchierata con Mattia. (a cura di Alessandro Tesini)