Il Pagellone di Oscar Eleni

Fonte: Indiscreto.info a cura di Oscar Eleni

10 A POLONARA perché finalmente lo abbiamo rivisto come dovrebbe essere sempre nella rimonta contro Torino. A Menetti serviva, servirà, nella speranza che le dita scottate in queste ultime due stagioni controverse non cerchino più il consenso delle tribune, ma soltanto i palloni vaganti. Nella speranza che Della Valle ritrovi il muro degli umili.

9 A Stefano TONUT che sta diventando il personaggio di cui aveva bisogno la Reyer, De Raffaele, forse anche il nostro basket. Certo serviva la salute, servirà pazienza, ma intanto ha ripreso il cammino interrotto in sala operatoria. Lasciamolo crescere anche se è giusto che RAI e SKY lo trattino già da giocatore di qualità. Non lo è ancora, ma per fortuna è lui il primo a saperlo.

8 A IRINA GERASIMENKO che va in mezzo al campo insieme ai giocatori di Cantù al momento dell’inno. Un esempio per tanti cialtroni che nei palazzi neppure si alzano, per tutti quelli del zumpa pa che battono le manine goffe per la seconda parte dell’inno nazionale. Da quando è lei a governare la MIA Cantù sta facendo cose importanti. Speriamo che possa anche programmare un futuro serio.

7 A Romeo SACCHETTI perché come cade e risorge lui neppure Napoleone. Ci vuole fede, bisogna davvero credere in quello che si sta facendo e niente potrà mai cambiare il suo modo di vedere la battaglia sportiva. Succedeva anche quando in Nazionale pensava di trovarsi davanti alla grande muraglia del pregiudizio, almeno fino a quando Spartacus Gamba non gli ha messo il fucile in mano.

6 Al dispettoso Attilio CAJA che ha smaltito la rabbia del derby buttato dalla sua Inter catturando la lepre di Trento proprio alla fine. Gli serviva, anche se sembra comico dirlo, adesso che a Varese vorrebbero sedersi per sentire i progetti sul futuro. Non basta questo presente di salvezza più che dignitosa come garanzia?

5 A BAIANO e alla Lega di A2 per aver fatto passare una Pasqua tormentata a quelli che dovrebbero stare nei saloni del piano di sopra. La sua Lega e il derby di Bologna, bello, sanguigno, un viaggio a ritroso fra piante nuove e vecchi cespugli, infilati bene nel calendario televisivo. In un giorno senza calcio rompipalloni, nello spazio dove dovrebbe sempre infilarsi chi pensa al basket come ad un altro sport.

4 A TRIESTE che ha raggiunto in testa VIRTUS e TREVISO perché adesso troveremo in giro gente che si illude di poter costruire squadre di un certo livello con poco e niente. E no, cara gente. Intanto devi avere un eccellente allenatore, un buon manager come lo è sempre stato Ghiacci, devi lavorare sul serio. Ora serve soltanto che la città ritrovata riscopra anche chi crede in questi progetti. Tutto lo sport italiano prega perché succeda e si possa tornare al grande vivaio per ogni disciplina, basket, pallanuoto e ginnastica in testa.

3 A Pau GASOL per aver fatto cadere dalla torre d’avorio tutti quei critici che seguono le statistiche come il pifferaio magico. Lo consideravamo già un grandissimo, adesso è il nostro vero idolo, anche se dovesse far arrabbiare Popovich e Messina.

2 Alla LEGA che pretende ancora di premiare i migliori under 22 sapendo bene che ce ne sono davvero pochi in una serie A dove non ci sono spazi per poter lavorare in maniera seria pensando ai giocatori del domani.

1 AI BRONTOLONI che vedono con terrore le proposte per una formula nuova con serie A allargata. Vero che prima si dovranno presentare i progetti basandosi sulla concreta forza delle società che chiedono una nuova vetrina, ma è anche masochistico fasciarsi la testa prima di romperla, perché, ammettiamolo, campi come il Paladozza a Bologna, Verona, Treviso, non devono essere teatri di periferia, ammesso che la A2 lo sia davvero.

0 A GALLINARI, tristemente eliminato dai play off con Denver, destino comune a Belinelli con Charlotte, per averci messo tanto a rassicurare il popolo sulla volontà di essere in maglia azzurra questa estate per l’Europeo. Ha fatto soffrire molta gente e se Messina, giustamente, gli aveva fatto sapere che si sarebbe buttato dalla finestra, né per la sua assenza né per quella di altri, è notizia certa che molti hanno visto finestre spalancate negli uffici presidenziali federali in via Vitorchiano e, probabilmente, anche in casa di qualche agente sponsorizzatore.