Alessandro Guidi (RTT Fip Fvg): “Facciamo tornare grande la nostra regione”

Un messaggio chiaro, quello del Responsabile Tecnico Territoriale del Friuli Venezia Giulia, che traccia un bilancio dell'attività federale lungo i vari impegni e con prospettive di un lavoro ancor più certosino.

Alessandro Guidi, RTT del Friuli Venezia Giulia.

Profilo basso, testa bassa e tanto lavoro: questo è il mix nel quale si staglia la figura di Alessandro Guidi. Professionista esemplare, partito dalla Pallacanestro Trieste, ha girato l’Italia in lungo e in largo, passando senza problemi da Torino fino a Ruvo di Puglia, passando per Rovereto e molte altre piazze, tra le quali anche Pescara e Perugia: da questa stagione è stato nominato Responsabile Tecnico Territoriale per il Friuli Venezia Giulia e, da quando ha preso in mano l’incarico, una ventata di aria nuova ha pervaso il lavoro dei settori giovanili e delle selezioni regionali targate Fvg. Proprio per questo, alla vigilia di un’estate ricca di appuntamenti dedicati ai giovani, è opportuno tracciare un bilancio e fare due parole con colui che ha costruito, insieme ad uno staff unito e preparato, un vero e proprio movimento.

Alessandro Guidi, RTT Friuli Venezia Giulia: quanto lavoro c’è dietro a questo incarico? 
“Un lavoro che prevede sicuramente il fatto di osservare molto, lavorare tanto in palestra, ma anche parecchio fuori per guardare da molte angolazioni i ragazzi, i dettagli e le sfumature, essere in costante contatto con società e tecnici e crearsi un programma di lavoro attento e dettagliato e ben distribuito sul territorio. Un programma che tenga anche in considerazione le esigenze dei ragazzi e quelle delle realtà in cui vivono”.

Parliamo dell’attività di questa stagione 2016/2017 e tracciamo un piccolo bilancio: soddisfatto o rimborsato? 
“E’ un’annata che, prima di tutto, è servita a me per prendere reale e approfondita conoscenza del territorio. Soddisfatto? Direi di no, perchè per carattere difficilmente sono soddisfatto e cerco di trovare sempre qualcosa di meglio da poter fare. Indubbiamente era un anno importante per me, per riprendere contatto diretto e stretto con il territorio, le società, i ragazzi in prima battuta e soprattutto con un incarico nuovo che prevede un mettersi costantemente in discussione, ma soprattutto un conoscere in maniera approfondita. Comunque sono contento”.

A quali eventi, in particolare, avete partecipato?
“Al di là dei centri tecnici federali che hanno coinvolto le annate 2000-2001-2002, che coprivano la fascia di età più alta, siamo stati impegnati nella preparazione e nello svolgimento del Trofeo delle Regioni con i nati del 2003. Siamo ora al lavoro con i 2004, che stanno muovendo i primi passi all’interno del Progetto Azzurro, con una serie di allenamenti e la preparazione di un primo gruppo che parteciperà al Trofeo Bulgheroni di metà giugno”.

L’attività non è finita, infatti siamo alle porte dell’estate e ci sono stati degli appuntamenti importanti. 
“L’attività non è finita, anche perché siamo stati con alcune selezioni al VI Memorial “Stefano Tramontin” nel periodo di Pasqua; poi, grazie al Cus Trieste e alla sua ospitalità in una giornata Friuli Venezia Giulia – Serbia molto interessante con i 2004 e i 2001/2002 e poi l’Adriatic League, che ci vede impegnati con i 2003. Momenti tutto sommato anche di verifica del lavoro svolto in questa stagione, oltre che occasioni interessanti e di confronto con una scuola di alto livello com’è quella dell’ex Jugoslavia”.

Prima di chiudere la stagione c’è anche la Summer League di All In Sport? 
“Speriamo di poter partecipare anche alla All In Sport Summer League, per dare ai nostri ragazzi più grandi (come d’altronde a tutti gli altri) un’opportunità di maturare esperienze, di affrontare avversari di valore e soprattutto di aprire uno sguardo sul mondo che non sia proiettato solamente nei confini della nostra regione”.

Quanto conta, per un giocatore, partecipare a raduni come quelli del Cento Tecnico Federale?
“Premesso che il Centro Tecnico Federale lavora a supporto delle società, sicuramente credo conti abbastanza per i ragazzi. Si tratta pur sempre di un’iniziativa del Settore Squadre Nazionali in collaborazione con il territorio, quindi è un’opportunità per un giovane di essere visto e di mettersi in evidenza, oltre che di maturare l’esperienza di poter lavorare con criteri e principi forse diversi da quelli della sua quotidianità. Anche il confronto fisico e tecnico, in gruppi di questo genere, sono più alti rispetto a quelli che un ragazzo può trovare nella propria società”.

Dopo tanti anni in giro per l’Italia, il ritorno nel tuo territorio natio: quali le tue sensazioni?
“Devo dire anzitutto che mi sento una persona fortunata, perché in tutti questi anni ho potuto girare l’Italia (e non solo) grazie alla pallacanestro, ottenendo in cambio tante soddisfazioni e continue opportunità di conoscere e accrescere le mie conoscenze e confrontarmi con realtà sempre nuove, stimolanti e arricchenti. Detto questo, le sensazioni sono indubbiamente belle, c’è tanta volontà di ridare qualcosa che la pallacanestro ha dato a me e quindi di mettere a disposizione l’esperienza maturata in tutti questi anni per i giovani “di casa”. Sicuramente con un incarico di grande responsabilità, però altrettanto entusiasmante”.

Di che cosa sei particolarmente soddisfatto in questa stagione e su che cosa, invece, ritieni si debba lavorare ulteriormente?
“Vorrei cominciare con il ringraziare le società, i tecnici i dirigenti e in particolare modo i ragazzi per la grande disponibilità dimostratami in questi mesi; ringrazio Andrea Capobianco e Giovanni Adami che mi hanno dato l’opportunità di fare un’esperienza come questa. Sono moderatamente soddisfatto della risposta e dei feedback dell’ambiente e del coinvolgimento di tutti; dobbiamo lavorare su molti aspetti, la volontà di parlare e parlarci insieme e confrontare le esperienze e far sì che il nostro movimento possa tornare ai livelli che storicamente ha vissuto e magari, perché no, a ridare ragazzi alle Nazionali e alla pallacanestro di vertice, com’è stato da sempre. La nostra è una regione che è stata culla della pallacanestro di alto livello, non dimentichiamoci mai che abbiamo la responsabilità di dare continuità a questa tradizione. Inutile menzionare nomi come quelli di Iellini, Pieri, Attruia, fino ad arrivare a De Pol o Galanda”.

Infine, una chiusura firmata Alessandro Guidi. 
“Spero che quello che abbiamo seminato quest’anno sia l’inizio di un percorso gratificante e stimolante per tutti, coinvolgente e ringrazio tutti quelli che mi hanno dato spunti di riflessione costante per cercare di dare sempre il meglio, cosa che nello sport e nella vita è essenziale per andare avanti”.