Torneo “Città di Tarcento”, una maratona di basket

Un evento che ha coinvolto grandi e piccini al palasport di Tarcento, con grande successo di pubblico ed entusiasmo.

Una maratona? Si e perché: se è stata l’undicesima edizione vuol dire che ce ne sono state già altre dieci prima. Però finora si era trattato di edizioni tematiche o settoriali come quadrangolare della prima squadra o delle giovanili. Unica costante, sempre ad ogni edizione, la festa conclusiva – qualche volta in palazzetto, altre in municipio, altre ancora in piazza per la presentazione delle squadre, della società e degli obiettivi per l’entrante stagione sportiva, con la festa conclusiva.

Quest’anno si è deciso di mettere tutto assieme. In sintonia con l’anno in cui bisogna stringere i denti e fare quadrato, in cui bisogna amalgamare pezzi di squadre confluite da esperienze e società diverse, in cui è necessario dare successo alla rafforzata collaborazione tra le società in partnership, in cui bisogna consolidare la ripartenza e l’investimento nei giovani e nelle squadre giovanili.

Se festa deve essere, che festa sia: impagabili e insuperabili l’entusiasmo, la gioia dei bimbi del minibasket che per la prima volta provano a coniugare divertimento e competizione. Altrettanto vale per il coinvolgimento dei genitori in tribuna, al riguardo si conferma tuttavia un nodo già toccato ed evidenziato. Un nodo che altre società hanno già sfrontato e risolto prima: il coinvolgimento dei genitori – la loro partecipazione, il caldo sostegno, la presenza – sempre ma nel minibasket in particolare – sono dovuti, prima che utili ed opportuni. Si fanno perniciosi e di intralcio quando e se interferiscono in modo improprio e di disturbo nella azione educativa dei tecnici, dei coach e degli esperti in campo e a bordo campo. Altrettanto bella la amalgama festosa – questa volta non in piazza ma nel gradevole giardino del Tarcentino che si è rivelato una stupenda location, impreziosita dall’ottimo e ricco buffet e dalla apprezzata – come sempre – band dei 5 uomini sulla cassa del morto.

La collaborazione tra le società: si è vista, notata e ha pagato. Non è stata la festa di Tarcento Basket in senso stretto. Questa è la novità maggiore in senso assoluto. La strada tracciata con Tricesimo da Valtorre è chiara: la fusione da qui a qualche anno. Nei loro interventi, i presidenti Gallai per Faletto, Velasco per Tricesimo, Solari per Tolmezzo e naturalmente Tesini per Tarcento hanno confermato la volontà delle rispettive società di proseguire lungo la strada che sta dando i suoi frutti. Per le istituzioni il sindaco Steccati e il Presidente di Commissione reionale Martines hanno portato il loro apprezzamento e incoraggiamento.

I giovani crescono, migliorano, pure la difesa, meno l’attacco: grande intensità difensiva, tenacia, caparbietà, voglia di vincere, tonicità fisica, atletismo in Under 16, dove l’amalgama Tarcento/Tricesimo/ Feletto sta prendendo forma e in Under 18, dove al nucleo storico di Tarcento e Tricesimo, l’accresciuto plotone tolmezzino ha portato in dote maggiori valore aggiunto e talento. Che la Under 14 sarebbe stato ancora un cantiere aperto si sapeva e si era messo in conto. La delusione sta nel registrare che alla confermata goliardia del gruppo, purtroppo si conferma la strafottenza, la superficialità, il vittimismo, l’esibizionismo, di alcuni che non trovano possibilità di comprensione, tantomeno di giustificazione: il nuovo staff tecnico ha avuto modo di rendersene conto, ha annunciato provvedimenti attesi, condivisi e sostenuti.

C’è spazio anche per il cuore e l’emozione: alla conclusione del memorial Giancarlo Disint, al termine della partita di prima squadra Valtorre – ABC Cervignano, Stefania, Stefano e Silvia hanno coadiuvato il presidente Tesini nel consegnare alla vincitrice squadra di casa il trofeo a lui dedicato. La mente e il ricordo di tutti sono andati ai momenti in cui Giancarlo incoraggiava a modo suo giocatori e staff, trovava sempre il modo scherzoso per condurre a nrmalità anche le situazioni più compromesse o astruse, lasciando sempre una nota di dolcezza e umanità in chiunque. Gli stessi sentimenti abbiamo avvertito quando l’head coach Alberto Andriola ha retto e superato la fatica per raggiungere la festa del Tarcentino.