Riccardo Alberti, avventura “made in USA” grazie a Brescia

Il giocatore delle giovanili lombarde, accompagnato da coach Nicolas Zanco, è stato ospite del camp estivo dell'Università di Syracuse.

Si è conclusa da poco l’avventura a stelle e strisce di Riccardo Alberti, cestista del settore giovanile del Basket Brescia Leonessa, che ha ottenuto la possibilità di partecipare a un camp estivo presso l’Università di Syracuse vincendo la borsa di studio messa in palio da L&L, Title Sponsor del settore giovanile della Leonessa. Riccardo ha trascorso una settimana a stretto contatto con il basket collegiale americano in compagnia di coach Nicolas Zanco, che lo ha accompagnato in quest’esperienza oltre oceano, ed entrambi hanno avuto l’occasione di scoprire un mondo legato al basket che non conoscevano.

“È stata un’avventura molto intensa – afferma Riccardo Alberti, che nella scorsa stagione ha fatto parte della squadra Under 16 -. Ho provato una sensazione unica entrando su parquet del Carrier Dome. Prima di tutto voglio ringraziare la società Basket Brescia Leonessa, L&L e Anna Lazzari per questa opportunità che mi è stata offerta. È stata un’esperienza che vorrei replicare all’istante”.

Parlando più dettagliatamente del camp settimanale svolto all’Università di Syracuse, Alberti rivela: “Ho avuto l’occasione di confrontarmi con altri giocatori della mia stessa età per valutare il differente livello di basket. Ho constatato in prima persona tutte le diversità fra basket europeo e basket americano scoprendo che quest’ultimo è molto più fisico, più ricco di uno contro uno, ma anche molto più ‘parlato’. Le cose che mi hanno impressionato maggiormente, però, sono state il rispetto che i giocatori hanno per gli allenatori e il fatto che gli altri ragazzi si siano dimostrati fin da subito amichevoli, rendendo ancora più piacevole l’esperienza”.

Riguardo alla suggestiva location del Carrier Dome di Syracuse, Riccardo afferma: “La prima volta che sono entrato là dentro è stata un’emozione unica, pensando che quel parquet è stato calcato da giocatori importanti come Carmelo Anthony e altri campioni  del suo calibro. L’idea che ragazzi americani miei coetanei che giocano a basket vivano un’esperienza del genere per quattro anni facendo la vita che io ho fatto in quest’ultima settimana all’interno del college è stupenda”.

Al termine del camp, Riccardo Alberti è stato inoltre insignito del premio ‘NBA Hustle & Desire’ per essere risultato il giocatore che ha messo maggiore intensità nell’affrontare le partite disputate durante la settimana: “È stata una soddisfazione unica – spiega il giovane giocatore della Leonessa -, perché vedendo anche gli altri giocatori non mi aspettavo di essere premiato”.

Anche Nicolas Zanco, allenatore del settore giovanile di Basket Brescia Leonessa al seguito di Riccardo Alberti, è tornato dal camp con una valigia piena di ricordi: “Voglio innanzitutto ringraziare la società e il Title Sponsor L&L per avermi permesso di seguire Riccardo negli Stati Uniti per vivere questa esperienza – afferma coach Zanco -. Per la prima volta ho potuto visitare un college NCAA e avere un contatto con allenatori che mi hanno raccontato diversi aspetti del basket americano. Oltre ai coach americani, erano presenti anche allenatori provenienti dalle nazioni più disparate come Cina, Brasile, Serbia e molte altre. È stato interessante avere un confronto con tutte queste culture e modi diversi di intendere il basket”.

Essendo un allenatore abituato a lavorare con giovani cestisti desiderosi di apprendere il gioco, Zanco ha inoltre ravvisato sostanziali differenze fra il modo di intendere la pallacanestro negli Stati Uniti e qui in Italia: “I ragazzi del college si allenano con costanza frequentando al contempo un corso di studi universitario e questo dà l’idea dei sacrifici che devono fare per realizzare il proprio sogno. È stato inoltre istruttivo vedere come i ragazzi americani si comportano sul parquet, enfatizzando l’uno contro uno e cercando di esaltare le caratteristiche individuali. Adorano le sfide, difensori inclusi, che abusano del trash talking per intimidire l’avversario che stanno affrontando. Torno sicuramente con la voglia di sperimentare quanto prima alcune delle cose che ho visto durante il camp”.

Infine, l’ultimo commento di Zanco riguarda l’organizzazione e lo svolgimento del camp: “Sono rimasto molto impressionato dalla competizione che si è venuta a creare fin dal primo istante – confessa il coach della Leonessa -. I ragazzi, dopo la prima mattinata di allenamenti, sono stati selezionati in stile Draft NBA e suddivisi in squadre la sera stessa. Da lì è partito il torneo con tanto di tabellone playoff e Finals. Da qui, si intuisce quanto alto fosse il livello di competizione. Sicuramente gli americani giocano puntando più a vincere e dimostrare di essere i più forti piuttosto che cercando il miglioramento individuale del singolo giocatore”.