Giulio Passador: “Vi racconto la mia America”

I primi mesi americani dell'ex cestista, classe 2001, del Nuovo Basket 2000 Pordenone e degli Eagles di Aviano che studia e gioca a Brighton.

Ciao Giulio! Dai campetti dell’Ex Fiera di Pordenone agli States, un bel viaggio che ti ha portato dove esattamente?
“Abito e vado a scuola qui a Brighton, che dista 45 minuti da Detroit, nello Stato del Michigan. Sono arrivato circa quattro mesi fa e sto vivendo un’esperienza indimenticabile”.

Cosa ti ha spinto ad andare negli States a studiare?
“Sono due i motivi principali: il primo è per imparare a parlare bene l’inglese, mi piace e credo sia veramente importante saperlo, sia per cultura generale sia per il mio futuro lavorativo. Il secondo è perché mi ha sempre affascinato il “mondo americano” sotto vari aspetti, dal basket di altissimo livello alla vita della high school. Senza dimenticare tutta la cultura musicale a stelle e strisce che per me, appassionato di musica, rappresenta tantissimo. Anche qui mi diletto a suonare la chitarra nel tempo libero.
L’idea di trascorrere un anno all’estero mi ha sempre interessato, un sogno che avevo fin da piccolo e che è diventato prima un desiderio e, grazie al supporto dei miei genitori, una splendida opportunità”.

Ti aspettavano tante cose belle ma anche tante incognite. Hai mai temuto che qualcosa potesse andare storto?
“Sicuramente prima di partire ero preoccupato su come potesse essere il mio ambientamento, a partire dalla famiglia che mi avrebbe ospitato, visto che questa non viene decisa dallo studente ma è chi arriva ad essere scelto.
Anche il fatto di comunicare esclusivamente in inglese mi faceva un pò pensare, temevo soprattutto i primi mesi. E poi ci tenevo tanto ad integrarmi al meglio all’interno del contesto scolastico.
Pensavo poi che avrei sentito anche la mancanza dei miei genitori e degli amici”.

E queste paure erano fondate?
“Credo fosse normale provarle, del resto per me era proprio tutto nuovo. Ma adesso posso dire che sto vivendo un’esperienza eccezionale in quanto con la mia host family mi trovo benissimo, fin da subito ho legato e fatto amicizia con Owen, ragazzo della mia età con cui vivo. Sono entrato a far parte della squadra di basket “Varsity” della scuola, tutti i miei compagni sono stati molto disponibili ad aiutarmi dal primo momento. A scuola va tutto bene, i professori sono ben disposti e mi supportano in qualsiasi modo e ho fatto amicizia con tantissimi ragazzi.
Ovviamente mi mancano la mia famiglia e gli amici, ma non sto soffrendo la lontananza da casa”.

So che sei un amante anche della buona cucina. Come va sotto questo aspetto? Ti mancano gli spaghetti?
“Il cibo qua in America è molto buono quanto grasso, devo stare un po’ attento a non esagerare. In ogni caso, un paio di volte a settimana cucino io e preparo, ovviamente, pastasciutta”.

E avrai approfittato in questi giorni, viste le temperature glaciali che hanno imposto la chiusura delle scuole…
“Si, è proprio così. Guarda, da alcuni giorni siamo a casa perché siamo arrivati anche a -30°”.

Prima di salutarti, un’ultima domanda: quali sono le differenze principali negli allenamenti di basket rispetto a quello che eri abituato a fare in Italia?
“Sicuramente le strutture e le attrezzature a disposizione, veramente di un altro pianeta. Poi si fa molta più palestra, nel senso che i ragazzi vanno a fare pesi almeno tre volte alla settimana fin dalla prima superiore. Anche qui, comunque, si punta molto sul concetto di dare sempre il massimo e sull’aggressività in difesa”.

 

Simone Pizzioli