Cittadini: “Trieste, daghe zo e mai molàr”

Il centro perugino classe 1979 si toglie giacca e cravatta per indossare la maglia della Cestistica Civitavecchia.

Cittadini, il migliore in campo

La carriera da vice allenatore Alessandro Cittadini si ferma dopo un solo anno, per tornare a riassaporare il gusto di scendere sul parquet, stavolta in Serie C Gold.

A Trieste tra campo e panchina ha dato il suo importante contributo per ben 4 anni: 3 stagioni da giocatore (95 gare con 490 punti tra regular season, playoff e coppe tra serie A2 e A) e 1 da assistant coach di Eugenio Dalmasson, protagonista della vittoria del campionato di A2 2017/2018, faro nel pitturato e leader in campo.

Lontano dal parquet Alessandro è una persona gentile, disponibile e decisamente divertente. In città ha lasciato diverse amicizie che ne parlano con affetto e stima, pur nella delusione di non vederlo ancora qui con moglie e figli a dedicarsi alla pallacanestro. Due stagioni fa chi scrive ha avuto l’onore di conoscerlo meglio e di condividere un corso da dirigente sportivo, in cui si è reso evidente in particolare il grande amore per il suo mondo a spicchi, sempre e comunque nel rispetto di tutti.

Il medesimo rispetto con cui, messo da parte forse troppo in fretta dalla sua ex società, è tornato a casa in punta di piedi, trovando un nuovo progetto cestistico, da cui riprendere il suo cammino nella pallacanestro con l’entusiasmo di un ragazzino.

“Sicuramente prima della bufera Covid l’intenzione mia e della mia famiglia era quella di mettere radici a Trieste.” – ha dichiarato a MegaBasket – “Chi ci conosceva sapeva che stavamo cercando casa. Poi le cose sono cambiate, la società ha fatto altre scelte (cosa che fa parte del nostro lavoro) e di conseguenza anche noi abbiamo fatto la scelta di rinunciare a Trieste, città che amiamo, per tornare vicino alla nostra famiglia. Voglio comunque ringraziare pubblicamente tutte quelle persone che hanno dimostrato un grande affetto nei confronti miei e della mia famiglia.. Daghe zo mai molar!”

In bocca al lupo, Ale!

Marco Torbianelli