In ricordo di Dado Lombardi, un gigante del basket

Si è spento un “grande” del basket italiano, conosciuto e apprezzato anche in regione. I ricordi di Stefano Michelini e Max Menetti.

Avrebbe compiuto 80 anni a marzo Gianfranco “Dado” Lombardi, l’ex giocatore e allenatore tra i più rappresentativi della pallacanestro dei decenni in cui esistevano le “bandiere”, le canotte erano in sintetico e le scarpe non avevano ammortizzatori nè influencer a pubblicizzarle.

Dado Lombardi ha segnato un’epoca sia col pallone in mano (vinse due volte la classifica marcatori in serie A con la Virtus Bologna) sia poi nelle vesti di allenatore, riuscendo nell’impresa di portare in serie A ben cinque differenti squadre. Ha girato tutta l’Italia Mc Lombard, il nomignolo coniato per lui a Bologna ai tempi in cui il livornese faceva impazzire tutte le difese. Segnava sempre il Dado e lo fece anche alle Olimpiadi di Roma del 1960 guadagnandosi, lui diciannovenne, un posto nel quintetto ideale della rassegna.

Lombardi ha giocato a Bologna prima per la Virtus e poi con la Fortitudo, dove resta per un paio di stagioni prima di fare tappa a Rieti. Troppo intelligente da giocatore e fine conoscitore del gioco per non diventare allenatore, e anche in panchina dimostra subito le grandi qualità. Ha allenato in tante piazze, da Forlì a Varese, passando per Treviso e Rimini, a Livorno e Verona in B. Regalando emozioni indimenticabili, però, con le cinque promozioni in serie A in posti ancora diversi. Due promozioni con Trieste (1980 e 82), poi a Reggio Emilia (84), sette anni dopo a Siena e l’ultima, nel 1991, a Cantù.

Dal 2007 è stato inserito nella Hall of fame italiana.

Commentatore a volte scomodo per le sue telecronache in cui non si faceva troppi problemi a criticare certe scelte tattiche, da tempo non amava il basket dei giorni nostri, a suo dire stereotipato e incapace di mostrare creatività, talento individuale e giocate memorabili. Una simpatia debordante fuori dal parquet, in campo la sua voce rimbombava per tutti i palazzi in cui ha allenato, con la sua imponente mole che certo aiutava a farsi ascoltare.

Così lo ricorda Stefano Michelini: “Con Dado abbiamo giocato tantissime partite, mille litigate in campo ma poi finiva tutto e si scherzava insieme lontani dai riflettori. Era di una simpatia unica, istrionica. L’ho adorato da giocatore della Eldorado con la maglia numero 14, è stato anche un grandissimo allenatore che ci faceva impazzire tutti con la sua difesa camaleontica. Gli volevo veramente bene”.

E di Lombardi è stato vice per un paio di anni Max Menetti, ora head coach a Treviso e che con Dado ha condiviso un paio di stagioni alle Cantine Riunite di Reggio Emilia. Questo il suo ricordo: “Gianfranco era un personaggio nel vero senso della parola, unico e assolutamente irripetibile. Così grande che poteva fare le cose che ha fatto in qualsiasi epoca, così speciale da poter stare al di fuori di qualsiasi contesto temporale. Con il suo carattere e il suo estro avrebbe fatto sicuramente qualcosa di diverso da quello che facciamo oggi noi allenatori. E poi aveva due caratteristiche: la prima era il senso della sfida con tutti, da capopopolo portava tutti con sé, dai giocatori ai tifosi, tutta la città partecipava alla chiamata. È stato il re delle promozioni, delle sfide impossibili della sua piccola Reggio Emilia contro i colossi guidati da Peterson e Bianchini. La seconda è che divideva: o piaceva o non piaceva, o con lui o contro di lui. Ed era così grande da usare anche il “contro di lui” a vantaggio della propria squadra. Questa era una sua grande abilità, che mancherà a me e a tutta la pallacanestro”.

Simone Pizzioli