#bhashtag fare gli struzzi. Lettera del presidente LBS

Solitamente, quando viene lanciata una sfida, in una fila di persone qualcuno compie un passo in avanti pronto ad impegnarsi, a dare l’esempio mettendoci tutte le sue energie.

Un anno fa siamo stati investiti dal Covid e tutta l’Italia si è dovuta fermare per molti mesi, fino a maggio, quando abbiamo iniziato a ritrovare alcune nostre consuetudini modificate da nuove regole, da appendici facciali, che hanno nascosto il nostro umore, e da doveri per la nostra ed altrui incolumità. Fino ad ottobre quando è ricominciata l’angoscia, la paura e la sofferenza con un’ondata peggiore e più dolorosa di quella d’inizio 2020.

In tutti questi mesi abbiamo conosciuto tante cose e soprattutto, come sempre è successo nel genere umano, abbiamo imparato a fare quel primo passo in avanti per riprendere, ognuno lacerato da ferite che con la pandemia hanno segnato i nostri affetti, le nostre conoscenze, ma con la necessità di ricominciare. Ritornare a lavorare, ritornare a ritrovare pochi alla volta i nostri parenti, amici e rivedere paesaggi lontani nei nostri ricordi. In generale si è ampiamente detto che il popolo italiano è stato molto più di altri popoli stranieri attento alle regole, al rispetto delle varie disposizioni, però va detto che i giovani in primis e lo sport hanno avuto le più pesanti ripercussioni e limitazioni con svariate interruzioni.

Questa lunga premessa perché chi ci governa, il Ministero della Salute, quello dello Sport, il CTS Comitato Tecnico Scientifico, la FMSI Federazione Medico Scientifica Italiana, il CONI e le Federazioni Sportive già da inizio anno stanno aprendo la ripresa dell’attività sportiva a vari livelli ma soprattutto per i giovani, con regole specifiche.

La nostra Società, la Libertas Basket School Udine, è stata tra le prime in Italia, a fine maggio, a riportare le proprie cestiste in palestra, con regole stringenti, nel rispetto di quelle imposteci dall’alto, ma con la precisa volontà di dare alle nostre ragazze un momento di ritrovato svago e d’incontro con le compagne, viste per mesi solo attraverso le innumerevoli call. Abbiamo continuato fino a luglio inoltrato, riprendendo a fine agosto e continuando fino allo stop di fine ottobre, obbligatorio per le giovani dall’under 14 fino al minibasket, e continuando con tutte le altre atlete d’interesse nazionale come previsto dai DPCM e dalla ns. Federazione FIP. 

Abbiamo investito enormi risorse economiche per depurare l’aria delle nostre palestre, oltre al consumo quasi compulsivo di termoscanner, d’igienizzanti, gel per le mani, tappetini sanificanti, mascherine, visiere e tutto quello che poteva essere utile per dare alle nostre tesserate quella gioia visibile di praticare la pallacanestro in sicurezza. Abbiamo fatto centinaia e centinaia di tamponi rapidi con infermiere professioniste, sempre in presenza del medico sociale o di un medico presente ad hoc, abbiamo fatto test sierologici, tamponi molecolari e qualche volta anche per intere squadre giovanili quando una nostra atleta, a scuola, entrava in contatto con un potenziale positivo; abbiamo visto i genitori passeggiare nervosi fuori dalla palestra, le nostre ragazze tese per un’esperienza per la quasi totalità di loro mai provata prima,  e poi abbiamo gioito tutti insieme e sempre, nel vedere la serenità riaffiorare sui volti dei vari papà e mamme e la straordinaria spensieratezza delle ragazze sollevate dalla negatività di tutti i loro test. Abbiamo fatto tutto questo perché lo potevamo fare, ma soprattutto perché lo dovevamo fare.

Noi abbiamo fatto quel passo in avanti e ne siamo orgogliosi oltre che gratificati dall’enorme riconoscenza delle famiglie e delle nostre atlete; oltre alla nostra A2, che già compete, ci iscriveremo all’under 20 -18 -16 -14 – 13 – Esordienti e 3 vs 3 appena ci verranno date le regole per i vari campionati, così come ci sono state date per gli allenamenti, minibasket compreso, per un movimento complessivo di più di 200 tra atlete staff e dirigenti. Abbiamo esperienza, abbiamo risultati tangibili, condividiamo ed integriamo con altre società e il Comitato FIP del Friuli Venezia Giulia ciò che potrebbe migliorare la sicurezza di chi pratica il nostro sport, la pallacanestro. Non ci porremo mire di risultato agonistico, non conta vincere o perdere, conta far giocare più ragazze possibile con rotazioni fuori dagli schemi, perché il vero risultato sarà esserci, giocare, fare pallacanestro, battendo alla fine il 5 a quelle che sarebbero avversarie e che invece sono persone ritrovate.

Purtroppo leggo che alcune Società, in giro per l’Italia, non intendono ripartire con la loro attività, giustificando la loro decisione con demagogiche lezioni morali su quello che la pandemia sta procurando. In quella immaginaria fila di persone di cui sopra, sono coloro che fanno un passo indietro, che si giustificano usando scorrettamente e qualunquisticamente malati, ospedali con tutto il grande personale sanitario, Forze dell’Ordine, Protezione Civile, insegnanti e docenti, autisti di autobus e tutti coloro che quel passo indietro non lo possono fare perché svolgono un servizio essenziale per tutti noi; a tutte queste persone dobbiamo rispetto e gratitudine, senza strumentalizzare il loro impegno e dovendo anche noi, nel nostro sicuramente piccolo, fare la nostra parte.

E’ giusto distinguere le attività senior da quelle giovanili. Per le prime, le senior, è comprensibile doversi porre il problema economico e sarebbe auspicabile che anche gli atleti, che per anni hanno beneficiato di rimborsi vari, aiutino con il loro contributo, magari solo sportivo, questa grande ripresa della pallacanestro; sarebbe altresì auspicabile che anche la FIP porti ulteriori risorse per l’esecuzione dei campionati e la politica aiuti economicamente la realizzazione di tutti i protocolli sanitari, come tamponi rapidi e costi per la ripresa dell’attività sportiva delle persone colpite dalla malattia.

Elogio la Regione Friuli Venezia Giulia che attraverso il CONI, già da tempo, ha messo a disposizione importanti risorse per le sanificazioni compiute dalle Società Sportive impegnate nelle palestre scolastiche, e proprio per questo non ritengo moralmente corretto che taluni, magari con i contributi in tasca, Nazionali e/o Regionali, mollino proprio adesso, soprattutto se abbandonano atleti e atlete dal minibasket fino alle giovanili, non facendogli praticare il basket in palestra. In questi casi non si senso di responsabilità perché si crea un danno ai e alle giovani, disertando da quella responsabilità sociale che dovrebbe animare qualsivoglia impresa sportiva.

Soprattutto si offende con le proprie critiche tutti i livelli partendo da quelli governativi, passando per quelli sanitari ed arrivando al Coni e alle Federazioni fino all’ultima ruota del carro, come la società che io rappresento, che con grandi difficoltà economiche ed organizzative dà il suo segnale di presenza e di adesione alla sfida per scongiurare l’abbandono sportivo, per evitare l’incremento di droghe, alcool, siti pericolosi e soprattutto depressione tra i e le giovani. Ecco su questo ritengo che sarete moralmente responsabili… #Bhashtag fare gli struzzi.

Ufficio Stampa LBS Udine – Simone Narduzzi