Essere o non essere? Giocare o non giocare

Riceviamo e pubblichiamo questo interessante articolo della Polisportiva Casarsa:

Essere o non essere?”… recitava il principe Amleto.
Giocare o non giocare? Allenarsi o non allenarsi?… diremo noi che siamo gente di sport… e di basket, in particolare.

Contro ogni pronostico siamo stati risucchiati in questo (si fa per dire) nuovo vortice di contagi che ci ha scompaginato tutti i programmi pronti per l’agognato ritorno alla normalità. In verità speravamo fosse finalmente arrivato il momento di poter gettare mascherine di ogni fattura e classe nel bidone del secco non riciclabile e forse, la maggior parte di noi ne era anche convinto.

Fatto sta, ora la situazione ci appare tristemente diversa dal desiderato e senza farci sconti, anzi, con deliberata pesantezza, ci viene sbattuta in faccia quotidianamente e cinicamente da ogni social del globo terracqueo e da tutti i media; i numeri quotidiani dell’occupazione dei posti letto nelle terapie intensive, dei tamponi e del tasso di positività ci danno una sferzata di pessimismo cosmico al quale nessuno è più in grado, o ha le energie, per sottrarsi. In questo scenario, praticamente simil-apocalittico, che ci circonda e nel quale siamo dentro fino al collo, volente o nolente ci viene chiesto di fare andare avanti il carrozzone delle nostre vite alla ricerca e nell’accettazione di una nuova aberrante “normalità”.

Anche in veste di dirigenti di una società sportiva ci viene fatta richiesta simile. Il problema è che ci troviamo in mezzo a questo “mare in tempesta”, al timone di una nave con il suo carico di vite preziose che sono a bordo con noi e a noi si sono affidate per raggiungere la meta, l’obiettivo: giocare e divertirsi, in sicurezza. Per questo, scontato dirlo, ci sentiamo responsabili.
Responsabili sì, di dispensare sport, salute, divertimento, spensieratezza, normalità, ma di doverlo fare razionalmente e non a tutti i costi se il prezzo potrebbe essere irragionevole.

Vista la serietà del compito e la gravità della situazione con la radio di bordo siamo alla ricerca di aiuto. Qualcuno che ci dia indicazioni di una rotta sicura per raggiungere il porto più vicino, ma i messaggi che abbiamo ricevuto finora sono molto disturbati, a volte si accavallano, confusi e spesso contrastanti. Sembra quasi che le varie capitanerie di porto non si “parlino” fra loro e non vi sia un coordinamento efficace per dare indicazioni condivise e univoche. Qualcuno ci dice e ci ordina di trovare un riparo di fortuna, spegnere i motori e gettare l’ancora fino a quando il mare sarà più calmo, qualcuno di decidere noi in autonomia se proseguire o no la navigazione guidati dal nostro senso di responsabilità e da quanto “carburante” abbiamo nel serbatoio. Le luci dei fari sulla costa che dovrebbero guidare il nostro cammino spesso si vedono male o si sovrappongono una all’altra creando confusione, disorientamento e nuovi problemi di cui, in questo momento delicato, non sentiamo proprio il bisogno.

Chi poi, come nel nostro caso, ha una imbarcazione piccola e un equipaggio insufficiente a svolgere tutte le nuove “manovre” imposte da una navigazione in acque inesplorate e tempestose, paga dazio con difficoltà che a volte sembrano insormontabili e generano il desiderio di abbandonare il timone e farsi trasportare dalla corrente.

Allora viene naturale interrogarsi su cosa sia più giusto. Andare avanti a tutti i costi perché devi dispensare fiducia, normalità, ottimismo, positività o fermarti perché temi che uno scoglio possa aprirti una falla nello scafo e far naufragare nave e passeggeri?

Amleto, per piacere, aiutaci tu!

Diego Napoli (Pol. Casarsa)