
Nonostante il campionato di DR1 per la Servolana sia da poco finito, la dirigenza si è subito messa al lavoro per pianificare la prossima stagione.
Archiviato il progetto con coach Moschioni si è voluto dare una svolta tornando ad un allenatore che già in passato aveva diretto la prima squadra, lasciando un ottimo ricordo, soprattutto dal lato umano: Klemen Kadnik.
Klemen Kladnik, 52 anni, sloveno, è uno di quegli allenatori che non fanno rumore ma lasciano tracce profonde. Il suo nome circola da anni nei palazzetti di confine, sempre accompagnato dalla stessa definizione: un maestro silenzioso. E nel basket regionale, dove la continuità è merce rara, la sua figura è diventata un punto fermo.
Kladnik, il tecnico che costruisce più che allenare.
Arrivato in Italia dopo una carriera da giocatore tra Koper, Olimpia Ljubljana, Kraški Zidar Sežana e Portorož, Kladnik ha portato con sé un bagaglio tecnico tipicamente sloveno: fondamentali, disciplina, cura maniacale dei dettagli. Non è un allenatore da slogan, non è un motivatore da telecamere. È un artigiano.
A Trieste si fa conoscere prima nel lavoro con i giovani del Breg e del Don Bosco, poi in panchina con la prima squadra del Breg in Serie C Silver, dove impone un basket ordinato, fisico, senza fronzoli. Il suo marchio di fabbrica.
La parentesi Bor: una promozione e un passo indietro da uomo vero.
La tappa più recente è quella con il Bor Radenska, società storica e identitaria. Qui Kladnik firma una delle sue imprese più riconoscibili: la promozione in Serie C, frutto di un lavoro metodico, quasi chirurgico.
Poi, quando tutti si aspettavano la conferma, arriva la scelta controcorrente: le dimissioni. Motivi personali, la volontà di non sacrificare qualità del lavoro e vita privata. Una decisione che racconta più di mille vittorie: Kladnik non è un uomo da compromessi.
Resta però nel progetto tecnico, prendendo in mano l’U17 unita Breg/Bor impegnata nel campionato U19. Una scelta che conferma la sua vocazione naturale: formare, crescere, costruire.
Identikit tecnico: il professore che non alza la voce, Chi lo conosce lo descrive così:
- Esigente — soprattutto con chi ha talento.
- Metodico — ogni esercizio ha un perché.
- Paziente — i giovani sono il suo terreno ideale.
- Coerente — non cambia idea per convenienza.
Il suo basket è fatto di letture, spacing, responsabilità condivise. Niente improvvisazione, niente eroi solitari: la squadra prima di tutto.
Queste le parole del vice presidente Roberto Ciriello:
“Prima di tutto vogliamo ringraziare coach Moschioni e coach Zovatto per il lavoro svolto in palestra: passione e competenza non sono mai venute a mancare durante tutto l’annata sportiva, il lavoro fatto, soprattutto con i due giovani del gruppo, Cattaneo e Vecchio, che hanno acquisito consapevolezza e minuti sul campo è chiaro ed evidente e nessuno potrà cancellarlo. Diamo inoltre atto ai coach che quella passata è stata un annata difficile, piena di infortuni e con poca fortuna che però, con un guizzo finale, ci ha permesso di portare a casa l’accesso ai play off, obiettivo minimo dell’annata.
Detto questo, nell’ottica di un continuo occhio verso il nostro settore giovanile, si è aperta la possibilità di avere di nuovo con noi coach Klemen Kladnik, un allenatore che proprio nel lavoro con i giovani ha il suo credo.
Diamo quindi il benvenuto a coach Klemen, già ben conosciuto da tutti noi ed altrettanto benvoluto da tutti, gli auguriamo buon lavoro e cerchiamo tutti di aiutarlo nel suo impegno in palestra, il coach della prima squadra è solo la punta della piramide che però non sta in piedi se le fondamenta sono fragili !”
Abbiamo poi sentito il nuovo coach:
Come è arrivato il tuo ritorno alla Servolana?
In realtà non mi aspettavo la chiamata della Servolana e avevo pensato di prendermi un anno di pausa. Gli ultimi tre anni sono stati davvero pesanti sul piano professionale, sportivo e personale. In particolare la stagione di due anni fa, quando allenavo due squadre contemporaneamente, ha lasciato il segno. Dopo questa stagione – il terzo anno alla guida della squadra del Breg e Bor, oggi U19 – ho sentito che era il momento di cambiare. Con i ragazzi mi sono trovato benissimo, ma per la loro crescita è fondamentale che ascoltino anche un’altra voce. Da lì la decisione di prendermi una pausa. Sapevo che qualcuno si sarebbe fatto vivo con qualche idea, ma non mi aspettavo certo la chiamata della Servolana. Avevo altre opzioni, sia in Slovenia che nell’area slovena oltre confine, ma – per ragioni sentimentali – alla Servolana non potevo dire no.
Alla Servolana hai lasciato una storia incompiuta.
Sì, ed è proprio questo il motivo principale per cui non ho potuto dire no. Quella stagione mi fa ancora un po’ male oggi. Certo, si possono trovare mille ragioni per spiegare come sono andate le cose, ma la responsabilità era mia – avrei dovuto gestire certe situazioni in modo diverso. Purtroppo è andata come è andata. Con le persone del club sono rimasto in ottimi rapporti, quindi sul piano personale non ci sono mai stati problemi. Anche per questo ero disposto a tornare – per restituire la fiducia che mi hanno dimostrato.
Cosa ha imparato nel periodo trascorso altrove?
Molto – se non altro che non si possono allenare due squadre contemporaneamente. Credo di avere alle spalle un periodo piuttosto positivo. Con la prima squadra del Bor siamo saliti in Serie C e sono molto contento che quest’anno siano riusciti a mantenersi in quella categoria. I giovani della squadra Breg/Bor hanno fatto in tre anni passi concreti verso una pallacanestro più seria. La squadra è ben strutturata, laboriosa, diligente – le basi ci sono, ma bisognerà continuare a lavorare e faticare. Senza quello non si va da nessuna parte.
La Servolana è un club con una grande storia. Quali sfide ti attendono?
Già solo questo dato, e la fiducia che mi hanno dimostrato, mi riempiono di orgoglio. Ma è anche un impegno che non prendo alla leggera. Le sfide ci saranno – ogni nuovo allenatore porta con sé nuovi metodi di lavoro e tutti dovremo avere un po’ di pazienza. Ho uno stile di gestione abbastanza specifico, che può essere un’arma a doppio taglio, e ne sono consapevole. La sfida più grande sarà il rodaggio della squadra, perché amo dare ai giocatori libertà di espressione in campo. Imposteremo un sistema, cercheremo di trovare e valorizzare le qualità di ogni singolo e costruire un tutto organico. Ma quella libertà porta con sé responsabilità – e a volte è un po’ difficile da accettare.
Cosa ti aspetti da questa stagione?
Prima di tutto che ci divertiamo in campo. Ovviamente è più divertente quando si vince – e quello è l’obiettivo principale. Dall’altro lato, voglio dare l’opportunità ai giovani di vedere un livello di pallacanestro un po’ più serio. Il passaggio dal settore giovanile a quello senior è difficile e molti talenti si perdono proprio in quella fase. Per questo è tanto più importante spingere i giovani nel basket senior non appena sono fisicamente pronti. Certo, devono guadagnarsi questo privilegio soprattutto con il lavoro nelle loro categorie – è con l’atteggiamento lì che si conquistano l’accesso alla prima squadra, e con il lavoro in allenamento i minuti in campo.
Ora tecnico e dirigenza dovranno mettersi al lavoro per costruire una squadra competitiva, tra conferme e qualche novità.
Uff. stampa Servolana





























